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La terra promessa: costruire in terra cruda
13.9.2017

SanMarco fornisce l’argilla per l’installazione di Martin Rauch e Anna Heringen al Padiglione Italia alla 15° Biennale di Architettura di Venezia



Nell’ambito della 15° Biennale di Architettura SanMarco è coinvolta nell’attività di esplorare e valorizzare le potenzialità dell’argilla cruda. L’occasione è data dalla collaborazione con gli artisti Martin Rauch ed Anna Heringer, che sono stati incaricati dal coordinatore Aravena di allestire all’interno del Padiglione Italia una installazione in terra cruda.
Dopo una visita in fornace SanMarco i due architetti, oltre all’aver testato i materiali trovandoli perfetti per l'installazione, hanno avuto modo di approfondire la storia dell’azienda e di verificare l'opportunità di utilizzare argille locali, in rispetto ed in sinergia con il territorio, come nella migliore delle tradizioni del costruire in "terra cruda".
Martin Rauch, uno dei più appassionati interpreti dell’uso della terra cruda nelle sue architetture, rifugge sin dall’inizio dall’uso del cemento e degli altri materiali normalmente impiegati cercando di risolvere i limiti strutturali legati all’uso della terra attraverso un approfondito e lungo studio sulle stratificazioni, la loro compattazione, la tipologia dei casseri, e l’impiego di rinforzi ed armature, fino a divenire, oggi, uno dei più accreditati conoscitori a livello internazionale di questo versatile materiale.
L’istallazione al Padiglione Italia, denominato monolite “Pepita” consiste in una forma ovale, alta circa 3 metri, interamente realizzata in Pisè: sono state necessarie ben 5 tonnellate di terra provenienti dalla cava della fornace SanMarco a Noale (VE) per realizzarla; all’impasto è stato infine aggiunto del laterizio frantumato (cocciopesto) e un metro cubo circa di paglia trinciata in piccole dimensioni, max 5 cm.ricavato dai resti della precedente struttura, come memoria simbolica.
Le varie stratificazioni orizzontali e la morbidezza del materiale impiegato, conferiscono all’ambiente un’atmosfera di pace, serenità e concentrazione, accentuata dalla luce proveniente dall’alto.
Il muro in Pisè (terra battuta), è la tecnica che l’artista maggiormente predilige: strato dopo strato, l’opera assume forza e presenza, esternamente comunica l’ordito della sua trama attraverso i differenti colori e texture delle argille impiegate, giungendo a coinvolgere tutti i sensi.
Utilizzando terra cruda unitamente ad altri materiali quali legno, paglia e cotto macinato, Rauch riesce a rinnovare la tecnica adottata e ad approdare ad un’architettura differente, realmente moderna, un ponte tra passato e presente e, forse proprio per questo, un nuovo punto di arrivo per il nostro prossimo futuro.
Anche il pavimento esterno intorno alla installazione , (rammed earth floor) è realizzato interamente in battuta (circa 5 tonnellate) con l’aggiunta di un seminato di ghiaino (dimensioni miste da 0-25 mm) e una piccola quantità di cocciopesto, rafforza il senso di appartenenza al luogo e alla memoria.
Leggerezza e matericità, interno ed esterno, tecniche e materiali antichi espressi secondo un linguaggio moderno, passato e presente, memoria dolorosa e speranza verso un avvenire luminoso, tutto sembra convivere e riconciliarsi in questa autentica opera contemporanea.



COSTRUIRE CON LA TERRA
A cura di Davide Desiderio- Image Corporate & Communication Manager – SanMarco-Terreal Italia
Cosa direste a chi vi propone un bel letto in terra cruda? È il materiale del futuro e sta proprio sotto i nostri piedi. Basta scavare per un metro e si arriva alla terra utilizzabile, cruda, semplice, ecologica, multiforme, dalle infinite possibilità!

Tratto da Legno, pietra, terra (Macro Edizioni, 2006)

Quella della terra è la storia di un materiale usato da sempre dall’uomo e improvvisamente dimenticato. Fino agli anni Cinquanta in Italia si costruiva abitualmente in terra cruda, poi si è passati ad altri materiali e questo è avvenuto non per limiti tecnici, ma per merito della burocrazia e dell’imbarazzo di usare un materiale con caratteristiche di povertà. Quasi il 40% della popolazione mondiale abita in case di terra cruda. La facilità di reperimento, di lavorazione e applicazione, la grande tenuta isolante termica, la completa recuperabilità e non tossicità la mettono ai primi posti nella lista dei materiali ecologici. Più del 60% delle costruzioni in terra si trova in zone caratterizzate da una sismicità medio-alta e in una grande varietà di situazioni ambientali. In zone a grande rischio sismico le costruzioni completamente in terra cruda hanno resistito meglio di altre, arrivando a deformarsi, ma quasi mai al crollo. Con la terra si costruivano principalmente le mura della città e le abitazioni private. Buona parte delle abitazioni dell’antica Roma erano in terra. Dopo il Quindicesimo secolo, nuove tecniche di utilizzo della terra entrano in Italia portate da altre popolazioni. Viene usata soprattutto nella Sardegna dominata dagli spagnoli, nelle Marche, in Puglia e in Calabria. Da allora la storia di questo materiale si intreccia a quella di molte zone della penisola. Abitazioni in terra si sono usate e si usano tuttora vicino al corso orientale del Ticino, nella pianura Padana, in Abruzzo, in Sardegna.
Come si costruisce con la terra?
Per costruzioni in terra cruda si intendono quegli edifici realizzati utilizzando la terra stessa del suolo, lavorata, messa in forma e lasciata essiccare al sole, senza cottura. La parte di argilla svolge la funzione di legante come la calce o il cemento, permettendo di costruire solidi e durevoli edifici a più piani. Le varie applicazioni spaziano dalle pareti portanti ai tamponamenti, dalle pavimentazioni ai solai, dalle cupole alle volte, fino agli intonaci e alle pitture. Si utilizza la terra estratta al di sotto dello strato arabile, composta di ghiaia, sabbia grossa, sabbia fine, limo e argilla in diverse proporzioni, evitando lo strato più superficiale perché contiene sostanze organiche putrescibili e ha scarsa resistenza meccanica. Possono essere distinti tre metodi costruttivi: terra monolitica, i muri sono massicci e costituiscono un solo blocco con funzione portante; muratura portante o di tamponamento costituita da piccoli blocchi preformati e pre-essiccati; terra su struttura di tamponamento alle strutture portanti, assicura l’isolamento termico e acustico. Sono due i principali modi di messa in opera: la posa umida, modellata direttamente durante la costruzione; la posa a secco con mattoni o elementi costruttivi preformati e pre-essiccati, che viene preferita perché non richiede lunghi tempi di essiccazione e di messa in opera, permette la costruzione anche in stagioni fredde, consente la centralizzazione della produzione in fabbriche di prodotti diversi a seconda degli usi, facilita l’assemblaggio consentendo l’uso di mano d’opera non specializzata.
In Italia si possono considerare essenzialmente due tecniche di costruzione: Pisè è la terra battuta, la terra viene compressa con un attrezzo in legno in una cassaforma che ha le dimensioni del muro da costruire, strato dopo strato; il mattone crudo (adobe) un miscuglio di terra e paglia o altre fibre vegetali, messo in forma in stampi di legno ed essiccato al sole, possono venire impiegati stabilizzanti naturali come la caseina, gli olii di lino e di cotone. La produzione industriale di un mattone crudo utilizza circa il 15% di energia rispetto a quella di un mattone cotto, garantisce un maggiore benessere abitativo ed è riciclabile al 100% con bassissimi costi di trasporto e trasformazione.
Oggi, dove si costruisce in terra cruda?
Negli anni ’80 le prime realizzazioni pilota di nuove architetture portarono, in Europa, alla costruzione di pareti portanti in terra battuta a vista all’esterno. La costruzione in terra è da sempre legata tradizionalmente a figure di esperti o capocantiere che anche nei cantieri di autocostruzione si occupano di coordinare i lavori controllando le terre e i tipi di impasto, consigliando le soluzioni migliori a garanzia di un buon risultato. Esiste, soprattutto in Germania e in Francia, una tradizione di manualistica specifica, rivista e approfondita negli ultimi anni in Francia dal centro CRATerre di Grenoble. In Germania tra le due guerre sono state create scuole specifiche per formare capimastri in grado di coordinare cantieri di autocostruzione o di manovali non esperti. L’austriaco Martin Rauch ha disseminato l’Europa di costruzioni in terra cruda portanti, come la Chiesa della Conciliazione a Berlino e lo Zoo di Basilea, dove la terra sostiene un tetto in cemento armato. C’è poi l’Atelier Ambulant d’Architecture, AAD’A, un gruppo di architetti “ambulanti” che vanno costruendo in giro per il mondo. In Italia i più attivi sono gli architetti Tarshito, Andrea Facchi e Barbara Narici. Per la terra è sempre importante l’esperienza pratica. I nuovi prodotti industriali permettono talvolta di superare questo scoglio, offrendo materiali pronti che possono essere facilmente assemblati, corredandoli di schede tecniche e schemi costruttivi. In Germania l’associazione Dachverband Lehm sta riunendo questi dati e le ricerche di queste ditte, cercando di costruire una trattazione completa e imparziale che chiarisca le nuove possibilità oltre alle tecniche tradizionali. Perché le nuove architetture in terra tornino a emozionarci come i palazzi dello Yemen, gli Ksar del Marocco o le Moschee del Mali saranno necessari passi fondamentali: la formazione di una nuova generazione di esperti costruttori, la sinergia di operatori e conoscenze, una contaminazione che come nella musica, porterà allo sviluppo di queste nuove, e allo stesso tempo arcaiche, tecnologie dell’abitare contemporaneo.

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