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Terracotta, pelle leggera dell’architettura
22.3.2018

A cura di Davide Desiderio, Corporate Image and Communication manager SanMarco-Terreal Italia

Certamente il fatto che il laterizio venga dall’antichità e ancora oggi rimanga uno dei più utilizzati, versatili ed efficaci sotto il profilo compositivo e prestazionale descrive i tratti di una apparente aporia, dove tradizione e innovazione non sono antitetiche, ma sono caratteristiche entrambe presenti nella natura di questo materiale. Sono sicuro che anche nelle evoluzioni tecnologiche ed estetiche dei prossimi anni la terracotta sarà in grado di dimostrare, ancora più che in passato, la sua modernità, continuando a trovare ragioni di persistenza, continuando cioè a rispondere in maniera idonea anche alle esigenze di un mercato che lo “misura” sulle prestazioni di durata, di eco-compatibilità, di risparmio energetico, di isolamento termico ed acustico, ma soprattutto di aderenza al linguaggio architettonico ed ai gusti attuali – almeno per i casi in cui venga utilizzato come “faccia a vista”.

Esempi realizzati di una nuova architettura dove il laterizio diventa la pelle dell’edificio e si connota di valori decorativi si possono riscontrare ovunque: nuove architetture isolate, interi quartieri rigenerati, aree dismesse rifunzionalizzate, edifici monumentali pubblici e interventi di social housing delineano i tratti di città in fermento, ma quello che è più significativo è che nel nuovo linguaggio architettonico il laterizio faccia a vista è ancora, con rinnovata forza ed espressività, il materiale in grado di incarnare gli slanci innovativi che i progettisti ricercano.
In questa nuova architettura in laterizio – alcuni parlano di un nuovo rinascimento del laterizio - sono due gli atteggiamenti progettuali attraverso cui oscillano gli architetti: ossequio e fedeltà alla tradizione e negazione della stessa verso esiti più innovativi; segni di una continuità con il passato e segni che poi si sovrappongono e si confondono con quelli di una rottura e di un nuovo inizio.
Nella lettura dell’evoluzione dell’impiego del laterizio nei sistemi di involucro possono essere messe in evidenza due tendenze: la prima, quella di un progressivo confinamento dell’uso del laterizio allo strato più esterno dell’involucro; interpretabile come rivestimento o “pelle” degli edifici, in questo senso al laterizio è quindi demandato non solo il ruolo estetico di “faccia a vista dell’edificio, ma anche il compito funzionale di proteggerlo dagli agenti atmosferici e di collaborare al comfort ambientale interno e di farlo dialogare l‘ambiente circostante, modulandone la complessità e l’imprevedibilità. Isolamento termico, isolamento acustico e aspetti di fissaggio strutturale anche nell’ottica della antisismica sono sicuramente gli aspetti che oggi incontrano il maggior interesse da parte di progettisti e costruttori.
La seconda tendenza è quella di non avere più una netta distinzione formale tra il “tipo-funzione” tetto e il “tipo funzione” parete. Pur continuando a funzionare un tetto come tetto e una parete come parete, tuttavia i materiali che costituiscono l’involucro sembrano avvolgere l’architettura indifferentemente rispetto ai piani inclinati, verticali od orizzontali, senza soluzione di continuità, quindi, tra tetto, parete e pavimento.


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